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sabato 24 novembre 2012

1 maggio.

Ne prendo un pezzo e lo intitolo "1 maggio". Con buona pace del Manzoni.

"Pecché dinto maggio,
se piglia curaggio!
Sentenno l'addore
te nasce l'ammore".

"A maggio sultanto?
E sapite pecché?"

"E' maggio pè n'anno
pè chille c'o ssanno.
Pè chi nun vò bene
stu mese nun vene."

(E. De Filippo, "L'Ammore ched'E'?", estratto)

domenica 1 aprile 2012

Primo sole.



Vietato tuffarsi prima che il tepore sia vero calore. Per quanto...

domenica 19 febbraio 2012

-La mia, unica, vera, donna!- gridò. Senza lacrime.

Mandò l'sms, attese ed ebbe la risposta. Persino migliore della migliore che pur s'era augurata.
Lavò l'auto sozza e innevata! Dopo due anni... andò, udite, in cerca di una giacca. Come un ragazzino. E mentre cucinava, il gran giorno, guardò con orrore la mano che pelava l'aglio e scaraventò l'olio in cottura nel lavandino. Matto sei? Dico, è l'ABBICI'.
Purtroppo, arrivò un altro sms.
La pelle d'oca avvizzì e lui bestemmiò.
La mia unica donna affidabile? Le faccio la foto.
S'andò persino a perdere in volgari battutacce di ordine equestre. Poi si sentì sciocco.
Non prendiamolo troppo sul serio. Il Nostro ha fatto vaccini su vaccini. E poi, è solo un uomo. Uno qualsiasi, per di più.

sabato 24 dicembre 2011

Finisce il 2011.

È un po' che non mi viene di scrivere. Come tutte le volte che mi capita, mi metto a leggere. Da quando poi ho scoperto il mio personale cimitero dei libri dimenticati quasi non compro più libri. Me li vado a cercare laggiù, in una penombra che profuma di muffa di carta da scaffale e vecchi tubi per riscaldare il silenzio. Tempi di crisi. È un posto così cristallizzato dall'inerzia, e dalla malattia da cui a stento sono uscito, che i suoi dettagli hanno attraversato anni e anni di esistenze, balzando integri dall'altroieri all'oggi. Ti volti, ti abbassi per caso davanti a un misterioso sacchetto di plastica bianca e lo apri. Un vecchio impolverato CD Player della Sony, il "Discman". Una confezione in plastica trasparente di tempere con il tuo cognome, e il nome che invece non è il tuo, ma di un ragazzino che all'epoca aveva sei o sette anni. Un freddo biglietto d'auguri di una donna importante per la tua vita a un uomo importante per la tua vita. Cristo, da dove vengo. La lettera di un ragazzo, ex-agente di compagnia assicurativa, a quell'uomo, scritta nella piazza centrale di Duisburg, in una pausa fra un colloquio di lavoro e un altro, nel millenovecentonovantanove. Svela che le vie dell'affetto e dell'amicizia sono infinite e impreviste, e inizi a sentirti piccolo, quasi incapace. Fotografie. Della prima metà del novecento. Volti ignoti, eppure sfiorati dal sospetto che nascendo ti sei appropriato di qualcosa che era anche loro. Sarebbe troppo chiamarla gratitudine, troppo poco simpatia. Un vecchio passaporto della Repubblica. Erano verdi, una volta, con le lettere oro. Biglietti da visita in inglese: American Academy in Rome, Utility Woodworks in Malta. Ti dicono con indifferenza, quasi con eleganza, tutta britannica, che è solo per un caso (da rimpiangere? Ma no) che parli italiano con accento romanesco e non inglese della periferia di qualche città di chissaddove. Sarà in virtù quindi di quello stesso caso che spuntano persino una lettera del Fascio Femminile di Ripi, provincia di Frosinone, dove la (fu) camerata tua nonna viene ringraziata della generosità (duecento lire) di cui hai avuto solo un assaggio quando truccavi le partite a poker sul davanzale della casa al mare; e poi una misteriosa missiva che quasi ti vergogni a leggere, tanto trasuda tristezza: una donna anziana (è sempre nonna?) scrive a un uomo misterioso (è nonno?) la sua sconfortante solitudine. E ti tornano in mente delle grida di tanto tempo prima. Ma la calligrafia di una volta era così bella che non si riesce più a leggerla. Forse ci riesci, a piangere. Sarebbe ora. Foto, cartoline, a colori, in bianco e nero. Francobolli della Repubblica, francobolli del Regno. Una carta d’identità spezzettata, con il tuo nome e cognome e la data del millenovecentoquarantaquattro. Vaglia su carta marcia. Una lettera di un amico fraterno all’uomo importante per la tua (e la sua?) vita, nel periodo in cui questi stava male sul serio. Il testo è manierato, e non sai se è questione di freddezza o costume stilistico dell’epoca. Ma qual è poi la differenza? Ma c’è del vero, c'è del buono. Il mittente me lo ricordo, stava sempre afflosciato in una poltrona, con lo sguardo placido, staccato, oggi non saprei dire più se in senso buono o nel peggiore possibile, al centro di una casa la cui sporcizia era superata solo dalle manie di pulizia materne. Un’amicizia fra famiglie inspiegabile. Spuntano, infine, ingiallite e stilografiche ricette mediche. All’inizio, lo confesso, penso che siano elenchi di antidepressivi. Ma sono cattivo, e pieno di pregiudizi. Sono, invece, i miei farmaci per l’asma. Tutte le visite, tutte le prescrizioni. Le prove allergiche, le ricette, i consigli medici. Avevo cinque anni. È per me che li tenevi nascosti. Perché, superstizioso come sei sempre stato, ossessionato dall’idea della sfortuna, pensavi di proteggermi. Mi ritrovo soltanto adesso la capacità di distinguere il grano dal miglio. Magari era poco, ma c’era anche del grano nel sacco. E sarà quello, che mi porterò dietro. Sempre.
Non ci ho pensato mica due volte. Ho rimesso tutto nel sacchetto di plastica bianca e me lo sono rubato via.
È un po' che non mi viene di scrivere.

domenica 21 agosto 2011

La Zena del Sud.

Una scivolata mentre si cammina in fretta, traditi da un sasso levigato dal tempo dell'acqua con la complicità di una leggerezza intempestiva. E le comunicazioni si interrompono nostro malgrado. La giornata inizia così.
Trova così la sua ufficialità il benvenuto isolamento nell'enclave ligure di Sardegna.
In marcia, verso il Forte.
Forse.


lunedì 15 agosto 2011

Sole.

Dismessa la veste del caso, il turista si aggira con ruote alate e inaspettatamente gioiose su una sabbia gialla e pulita. Forse ci vuole dimostrare che i sogni dicono la verità, o forse è solo questione di casualità, appunto. O forse ancora, è l'ennesima chimera.
Sedotto dal suono di un passato che torna travestito da acciughe, faide e palloni si ferma a contemplare il tramonto sull'eterna amante che una miriade di volti felici osserva con un'estasi appena inferiore alla sua.
Poi, in un rigurgito d'orgoglio, dà cinicamente le spalle al grande disco rosso e si sente lontano. Ebbene, nel farlo, si chiede dov'è arrivato realmente. E perché. Infine, e non ve n'è certezza, accetta di convivere con quella domanda senza avvertire l'urgenza di darle risposta.
L'augurio è che essa, imprevista e non richiesta, gli piova addosso con la leggerezza di una goccia d'estate, che sciogliendosi sulla pelle non muore.
Come un sogno. Come un racconto.
Non è questo il solo modo per vivere?


lunedì 8 agosto 2011

Leuca.

Vicoli notturni, umanità e mare senza fine. Peccato esser soli. O forse no.

giovedì 4 agosto 2011

Costanza.

Il turista per caso siede fra drappi imperiali e nostalgie astratte e risibili di un'epoca andata, guardando il lago in subbuglio che gli si agita dentro. L'acqua è nera, l'aria è piovosa e batte un vento che gli porta via l'anima. Accende una sigaretta nottambula davanti a un faro erculeo che sa di insuperabili colonne, e sente il terrore di chi viveva in un'epoca antica. Respira a fondo il suo fumo di lago e si incammina verso l'ennesima notte solitaria.
Si sa, la notte porta consiglio, sebbene dietro a travestimenti da smascherare.
Il turista per caso si desta, e ritrova quel volto che aveva cercato inutilmente dentro di sé per troppe, allarmanti ore. E fa una scoperta di umanità (o così speriamo per lui) che riduce la sua atavica propensione alla creazione di dei a trasparente simulacro della propria debolezza.
Lo seguiamo incamminarsi lungo il molo, dove inizia il binario.
Il cielo si è arreso, e il grigio toglie vita tutt'intorno. Le mani in tasca, aperte, alla ricerca della propria pelle.

mercoledì 3 agosto 2011

Bayern.

Due ragazze inzuppate gli sorridono mentre fanno jogging sulla statale avviandosi lungo il ponte sul fiume avvolto dal temporale, una bimba scruta una paperella sul lago, e il turista per caso, mentre mangia patatine e mezza birra di grano sotto una tettoia colpita dalla pioggia battente, fa fatica a ritrovarsi cose dentro.
Fa un po' freddo.
Ma poi, in genere, passa.