Mandò l'sms, attese ed ebbe la risposta. Persino migliore della migliore che pur s'era augurata.
Lavò l'auto sozza e innevata! Dopo due anni... andò, udite, in cerca di una giacca. Come un ragazzino. E mentre cucinava, il gran giorno, guardò con orrore la mano che pelava l'aglio e scaraventò l'olio in cottura nel lavandino. Matto sei? Dico, è l'ABBICI'.
Purtroppo, arrivò un altro sms.
La pelle d'oca avvizzì e lui bestemmiò.
La mia unica donna affidabile? Le faccio la foto.
S'andò persino a perdere in volgari battutacce di ordine equestre. Poi si sentì sciocco.
Non prendiamolo troppo sul serio. Il Nostro ha fatto vaccini su vaccini. E poi, è solo un uomo. Uno qualsiasi, per di più.
Un diario non troppo privato che mi ha accompagnato in questi anni. Ma ora il mio solo diario è di carta. Buona vita.
domenica 19 febbraio 2012
venerdì 10 febbraio 2012
10 febbraio 2012
Sta succedendo di nuovo, lo so, lo sento, e io non so. Se gioirne, o disperarmi. E come tutte le fiamme che si ravvivano inattese da un lembo risparmiato dal precedente incendio, la promessa è che le lingue saranno più alte e il crepitare più dolce. Sono io che mi faccio male, mi chiedo. Ma no. Sei tu che sei un'altra, e io cado nel dolce inganno con ogni pezzettino di me. Consapevole che potrebbe esserci uno schianto, sarò davvero pronto se così fosse? E' quel barlume di luce, che mi illude come un tiepido rossore sull'orizzonte innevato di questi giorni. E' così piccolo, ma è così rosso. Da schianto. Così stupendamente rosso, come un tocco sicuro di rossetto che da parola diventa desiderio. E l'attesa si fa carica di idee infinite che iniziano a galleggiare su gocce di un mare caldo che vorrei regalarti e che sorprende e spaventa me, per primo.
Regalami i tuoi occhi ché li merito, vedrai. Vedresti.
E io che pensavo che me n'ero andato per sempre.
Regalami i tuoi occhi ché li merito, vedrai. Vedresti.
E io che pensavo che me n'ero andato per sempre.
giovedì 9 febbraio 2012
mercoledì 8 febbraio 2012
Come un uomo sulla Terra.
Ieri sera ho visto questo film, in DVD. Lo potete comprare qui contribuendo al finanziamento della casa produttrice Zalab, oppure nel sito di Infinito Edizioni, qui.
Dovreste farlo. Comprarlo, dico. In ogni caso potete vedere il film qui sotto, ma solo se davvero non potete permettervi di spendere 15 euro per comprare il film, che comprende anche il libro.
Dovreste farlo. Comprarlo, dico. In ogni caso potete vedere il film qui sotto, ma solo se davvero non potete permettervi di spendere 15 euro per comprare il film, che comprende anche il libro.
Poi dovete sapere che c'è un altro film sull'argomento, che sta per uscire. Si intitola "Mare chiuso". Bisogna sostenerlo. Il trailer è questo:
Mare Chiuso from Za Lab on Vimeo.
E se pensate che l'argomento sia superato perché Berlusconi e Gheddafi sono usciti di scena, vi sbagliate. Leggete qui e vedrete che ho ragione.
Non dormiamo.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi. (Se questo è un uomo, P. Levi)
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venerdì 20 gennaio 2012
Nuova collezione.
Ieri è stata una giornata d'incontri. Ho deciso che inizierò una personale collezione mentale.
Ecco i primi tre esemplari:
1) occhi scuri, timidi ma diretti, tremanti al punto giusto, su corpo snello, viso dolce e dal sorriso falsamente timido e schiettamente provocante. Grazie, alle strambe procedure delle Poste, che hanno creato un breve incanto. Nelle prossimità di Piazza Mazzini.
2) occhi grigi alteri di castana che volgono al sorriso in risposta ai tuoi, in mezzo ad auto malmesse nei giri di ricognizione del mercoledì. Galeotto il parcheggio alla romana. Nelle prossimità di Piazza San Cosimato.
3) occhi castani identici a capelli castani che chiedono una goccia d'umanità e s'accontentano gioiosi di moneta diversa. Si ricordano di te poco dopo. Coincidenze. Mai tali. A piazza della Repubblica. Merci, MSF.
A giudicare da cotanto incipit, sarà proprio una gran collezione. Non metto immagini in questo post. Se non le vedete, problema vostro.
Evviva le piazze. Vi si scenda.
sabato 24 dicembre 2011
Finisce il 2011.
È un po' che non mi viene di scrivere. Come tutte le volte che mi capita, mi metto a leggere. Da quando poi ho scoperto il mio personale cimitero dei libri dimenticati quasi non compro più libri. Me li vado a cercare laggiù, in una penombra che profuma di muffa di carta da scaffale e vecchi tubi per riscaldare il silenzio. Tempi di crisi. È un posto così cristallizzato dall'inerzia, e dalla malattia da cui a stento sono uscito, che i suoi dettagli hanno attraversato anni e anni di esistenze, balzando integri dall'altroieri all'oggi. Ti volti, ti abbassi per caso davanti a un misterioso sacchetto di plastica bianca e lo apri. Un vecchio impolverato CD Player della Sony, il "Discman". Una confezione in plastica trasparente di tempere con il tuo cognome, e il nome che invece non è il tuo, ma di un ragazzino che all'epoca aveva sei o sette anni. Un freddo biglietto d'auguri di una donna importante per la tua vita a un uomo importante per la tua vita. Cristo, da dove vengo. La lettera di un ragazzo, ex-agente di compagnia assicurativa, a quell'uomo, scritta nella piazza centrale di Duisburg, in una pausa fra un colloquio di lavoro e un altro, nel millenovecentonovantanove. Svela che le vie dell'affetto e dell'amicizia sono infinite e impreviste, e inizi a sentirti piccolo, quasi incapace. Fotografie. Della prima metà del novecento. Volti ignoti, eppure sfiorati dal sospetto che nascendo ti sei appropriato di qualcosa che era anche loro. Sarebbe troppo chiamarla gratitudine, troppo poco simpatia. Un vecchio passaporto della Repubblica. Erano verdi, una volta, con le lettere oro. Biglietti da visita in inglese: American Academy in Rome, Utility Woodworks in Malta. Ti dicono con indifferenza, quasi con eleganza, tutta britannica, che è solo per un caso (da rimpiangere? Ma no) che parli italiano con accento romanesco e non inglese della periferia di qualche città di chissaddove. Sarà in virtù quindi di quello stesso caso che spuntano persino una lettera del Fascio Femminile di Ripi, provincia di Frosinone, dove la (fu) camerata tua nonna viene ringraziata della generosità (duecento lire) di cui hai avuto solo un assaggio quando truccavi le partite a poker sul davanzale della casa al mare; e poi una misteriosa missiva che quasi ti vergogni a leggere, tanto trasuda tristezza: una donna anziana (è sempre nonna?) scrive a un uomo misterioso (è nonno?) la sua sconfortante solitudine. E ti tornano in mente delle grida di tanto tempo prima. Ma la calligrafia di una volta era così bella che non si riesce più a leggerla. Forse ci riesci, a piangere. Sarebbe ora. Foto, cartoline, a colori, in bianco e nero. Francobolli della Repubblica, francobolli del Regno. Una carta d’identità spezzettata, con il tuo nome e cognome e la data del millenovecentoquarantaquattro. Vaglia su carta marcia. Una lettera di un amico fraterno all’uomo importante per la tua (e la sua?) vita, nel periodo in cui questi stava male sul serio. Il testo è manierato, e non sai se è questione di freddezza o costume stilistico dell’epoca. Ma qual è poi la differenza? Ma c’è del vero, c'è del buono. Il mittente me lo ricordo, stava sempre afflosciato in una poltrona, con lo sguardo placido, staccato, oggi non saprei dire più se in senso buono o nel peggiore possibile, al centro di una casa la cui sporcizia era superata solo dalle manie di pulizia materne. Un’amicizia fra famiglie inspiegabile. Spuntano, infine, ingiallite e stilografiche ricette mediche. All’inizio, lo confesso, penso che siano elenchi di antidepressivi. Ma sono cattivo, e pieno di pregiudizi. Sono, invece, i miei farmaci per l’asma. Tutte le visite, tutte le prescrizioni. Le prove allergiche, le ricette, i consigli medici. Avevo cinque anni. È per me che li tenevi nascosti. Perché, superstizioso come sei sempre stato, ossessionato dall’idea della sfortuna, pensavi di proteggermi. Mi ritrovo soltanto adesso la capacità di distinguere il grano dal miglio. Magari era poco, ma c’era anche del grano nel sacco. E sarà quello, che mi porterò dietro. Sempre.
Non ci ho pensato mica due volte. Ho rimesso tutto nel sacchetto di plastica bianca e me lo sono rubato via.
È un po' che non mi viene di scrivere.
Non ci ho pensato mica due volte. Ho rimesso tutto nel sacchetto di plastica bianca e me lo sono rubato via.
È un po' che non mi viene di scrivere.
venerdì 16 dicembre 2011
Notte.
Gli occhi stanchi di sé
e i sorrisi di circostanza
li ho portati in cantina
stanotte
la voce secca del noncisono
l'ho bagnata con uno scroscio d'acqua calda
stanotte
il silenzio della risata vuota
l'ho soffiato via col grido
stanotte
il farfuglio del sorriso idiota
l'ho spazzato via con l'intelligenza d'Altri
stanotte.
Chissà che gran risveglio
domani.
e i sorrisi di circostanza
li ho portati in cantina
stanotte
la voce secca del noncisono
l'ho bagnata con uno scroscio d'acqua calda
stanotte
il silenzio della risata vuota
l'ho soffiato via col grido
stanotte
il farfuglio del sorriso idiota
l'ho spazzato via con l'intelligenza d'Altri
stanotte.
Chissà che gran risveglio
domani.
giovedì 27 ottobre 2011
Lacrime.
In questa strada ci ho mangiato la focaccia, ci ho camminato in dolce compagnia, ci ho lasciato il cuore.
Per chi vuole, qui c'è un IBAN per contribuire. Io l'ho appena fatto.
Per chi vuole, qui c'è un IBAN per contribuire. Io l'ho appena fatto.
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lunedì 12 settembre 2011
ELECTROWORKS!
Poco più di un anno fa con Dario Tatoli, Sound Designer, realizzammo questi esperimenti musicali che trovo geniali, grazie al suo talento.
Io feci del mio meglio per esprimere la voce adatta al "mestiere" di turno... questi sono i primi due file del progetto ELECTROWORKS.
Io feci del mio meglio per esprimere la voce adatta al "mestiere" di turno... questi sono i primi due file del progetto ELECTROWORKS.
venerdì 9 settembre 2011
lunedì 5 settembre 2011
Settembre.
L'ascolti strapparsi al cielo.
Crepita e viene giù.
Picchia forte fuori, accarezza dentro, lava via l'estate.
Ticchetta, scalpiccia e acqueggia sul davanzale della vita. Mormora frasi indistinte, suggerisce timidi battiti d'ali.
Fa venir voglia di riprendere il volo.
Di più.
Costringe.
Crepita e viene giù.
Picchia forte fuori, accarezza dentro, lava via l'estate.
Ticchetta, scalpiccia e acqueggia sul davanzale della vita. Mormora frasi indistinte, suggerisce timidi battiti d'ali.
Fa venir voglia di riprendere il volo.
Di più.
Costringe.
sabato 3 settembre 2011
Tu risa.
Il tuo sorriso.
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
Tu risa.
Quítame el pan, si quieres,
quítame el aire, pero
no me quites tu risa.
No me quites la rosa,
la lanza que desgranas,
el agua que de pronto
estalla en tu alegría,
la repentina ola
de plata que te nace.
Mi lucha es dura y vuelvo
con los ojos cansados
a veces de haber visto
la tierra que no cambia,
pero al entrar tu risa
sube al cielo buscándome
y abre para mí todas
las puertas de la vida.
Amor mío, en la hora
más oscura desgrana
tu risa, y si de pronto
ves que mi sangre mancha
las piedras de la calle,
ríe, por que tu risa
será para mis manos
como una espada fresca.
Junto al mar en otoño,
tu risa debe alzar
su cascada de espuma,
y en primavera, amor,
quiero tu risa como
la flor que yo esperaba,
la flor azul, la rosa
de mi patria sonora.
Ríete de la noche,
del día, de la luna,
ríete de las calles
torcidas de la isla,
ríete de este torpe
muchacho que te quiere,
pero cuando yo abro
los ojos y los cierro,
cuando mis pasos van,
cuando vuelven mis pasos,
niégame el pan, el aire,
la luz, la primavera,
pero tu risa nunca
por que me moriría.
Pablo Neruda
lunedì 29 agosto 2011
MI fai tremare i polsi.
giovedì 25 agosto 2011
Ciao amico mio...
Oggi ho saputo che se n'è andata una persona a cui devo moltissimo. Tutta una parte di vita, con tutti gli annessi, e i connessi.
Da quella parte di vita scaturirono un'infinità di cose belle. Un giorno gli dissi che professionalmente (che brutta parola) per me era stato un padre. Oggi so che non fu solo cosa professionale.
Ci vedevi, ci vedevi bene.
E te ne sei andato combattendo con la forza e la gioia di cui eri capace.
Che sia maledetto il Tempo. Che sia maledetto una dannata, fottuta, maledetta volta di più.
Ciao, Marcello.
Da quella parte di vita scaturirono un'infinità di cose belle. Un giorno gli dissi che professionalmente (che brutta parola) per me era stato un padre. Oggi so che non fu solo cosa professionale.
Ci vedevi, ci vedevi bene.
E te ne sei andato combattendo con la forza e la gioia di cui eri capace.
Che sia maledetto il Tempo. Che sia maledetto una dannata, fottuta, maledetta volta di più.
Ciao, Marcello.
domenica 21 agosto 2011
La Zena del Sud.
Una scivolata mentre si cammina in fretta, traditi da un sasso levigato dal tempo dell'acqua con la complicità di una leggerezza intempestiva. E le comunicazioni si interrompono nostro malgrado. La giornata inizia così.
Trova così la sua ufficialità il benvenuto isolamento nell'enclave ligure di Sardegna.
In marcia, verso il Forte.
Forse.
Trova così la sua ufficialità il benvenuto isolamento nell'enclave ligure di Sardegna.
In marcia, verso il Forte.
Forse.
lunedì 15 agosto 2011
Sole.
Dismessa la veste del caso, il turista si aggira con ruote alate e inaspettatamente gioiose su una sabbia gialla e pulita. Forse ci vuole dimostrare che i sogni dicono la verità, o forse è solo questione di casualità, appunto. O forse ancora, è l'ennesima chimera.
Sedotto dal suono di un passato che torna travestito da acciughe, faide e palloni si ferma a contemplare il tramonto sull'eterna amante che una miriade di volti felici osserva con un'estasi appena inferiore alla sua.
Poi, in un rigurgito d'orgoglio, dà cinicamente le spalle al grande disco rosso e si sente lontano. Ebbene, nel farlo, si chiede dov'è arrivato realmente. E perché. Infine, e non ve n'è certezza, accetta di convivere con quella domanda senza avvertire l'urgenza di darle risposta.
L'augurio è che essa, imprevista e non richiesta, gli piova addosso con la leggerezza di una goccia d'estate, che sciogliendosi sulla pelle non muore.
Come un sogno. Come un racconto.
Non è questo il solo modo per vivere?
Sedotto dal suono di un passato che torna travestito da acciughe, faide e palloni si ferma a contemplare il tramonto sull'eterna amante che una miriade di volti felici osserva con un'estasi appena inferiore alla sua.
Poi, in un rigurgito d'orgoglio, dà cinicamente le spalle al grande disco rosso e si sente lontano. Ebbene, nel farlo, si chiede dov'è arrivato realmente. E perché. Infine, e non ve n'è certezza, accetta di convivere con quella domanda senza avvertire l'urgenza di darle risposta.
L'augurio è che essa, imprevista e non richiesta, gli piova addosso con la leggerezza di una goccia d'estate, che sciogliendosi sulla pelle non muore.
Come un sogno. Come un racconto.
Non è questo il solo modo per vivere?
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turista per caso
lunedì 8 agosto 2011
Leuca.
Vicoli notturni, umanità e mare senza fine. Peccato esser soli. O forse no.
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turista per caso
giovedì 4 agosto 2011
Costanza.
Il turista per caso siede fra drappi imperiali e nostalgie astratte e risibili di un'epoca andata, guardando il lago in subbuglio che gli si agita dentro. L'acqua è nera, l'aria è piovosa e batte un vento che gli porta via l'anima. Accende una sigaretta nottambula davanti a un faro erculeo che sa di insuperabili colonne, e sente il terrore di chi viveva in un'epoca antica. Respira a fondo il suo fumo di lago e si incammina verso l'ennesima notte solitaria.
Si sa, la notte porta consiglio, sebbene dietro a travestimenti da smascherare.
Il turista per caso si desta, e ritrova quel volto che aveva cercato inutilmente dentro di sé per troppe, allarmanti ore. E fa una scoperta di umanità (o così speriamo per lui) che riduce la sua atavica propensione alla creazione di dei a trasparente simulacro della propria debolezza.
Lo seguiamo incamminarsi lungo il molo, dove inizia il binario.
Il cielo si è arreso, e il grigio toglie vita tutt'intorno. Le mani in tasca, aperte, alla ricerca della propria pelle.
Si sa, la notte porta consiglio, sebbene dietro a travestimenti da smascherare.
Il turista per caso si desta, e ritrova quel volto che aveva cercato inutilmente dentro di sé per troppe, allarmanti ore. E fa una scoperta di umanità (o così speriamo per lui) che riduce la sua atavica propensione alla creazione di dei a trasparente simulacro della propria debolezza.
Lo seguiamo incamminarsi lungo il molo, dove inizia il binario.
Il cielo si è arreso, e il grigio toglie vita tutt'intorno. Le mani in tasca, aperte, alla ricerca della propria pelle.
mercoledì 3 agosto 2011
Bayern.
Due ragazze inzuppate gli sorridono mentre fanno jogging sulla statale avviandosi lungo il ponte sul fiume avvolto dal temporale, una bimba scruta una paperella sul lago, e il turista per caso, mentre mangia patatine e mezza birra di grano sotto una tettoia colpita dalla pioggia battente, fa fatica a ritrovarsi cose dentro.
Fa un po' freddo.
Ma poi, in genere, passa.
Fa un po' freddo.
Ma poi, in genere, passa.
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turista per caso
lunedì 1 agosto 2011
In fondo alla notte.
Primoagostoduemilaundici.
Quanto sono limitate le parole per dire di lacrime dolci, di affetto senza pudore, e di occhi senza fine.
Eppure, di parole, vanno scritte nuove pagine.
Quanto sono limitate le parole per dire di lacrime dolci, di affetto senza pudore, e di occhi senza fine.
Eppure, di parole, vanno scritte nuove pagine.
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